Cibreo e Teatro del Sale
Bisogna risalire la china !
La fretta industriale e metropolitana ci condanna al surgelato e al precotto, alle anonime e cromate distese di celofanato nei supermarket. La tavola si sparecchia; il cibo si fa pretesto o banale nutrimento a scappa e fuggi.
Bisogna risalire la china.
Riscoprire la tovaglia, i profumi, l’autenticità, il genuino, la brace. Bisogna reinventarci quel millenario rito del mangiare che si è trasformato ultimamente in una nutrizione quasi sempre nevrotica, verso i rischiosi estremi della bulimia o della anoressia. Meno male che la serpeggiante coscienza verde, che il contrattacco del genuino, che un manipolo di artigiani salvano ancora, per tutti noi, quell’arte gastronomica capace di rendere allegra e nutriente la tavola e i suoi cibi. Ma queste isole del buon senso, o più semplicemente del buono, vanno ricercate con pazienza: sono magari dietro casa, o dentro quel tempio che è il grande mercato o nella bottega arrampicata nei dintorni della città.
E per risalire la china cosa c’è di meglio del ritrovarsi al Ristorante Cibreo, Via Andrea del Verrocchio, 8r, alla tavola di Fabio.
Fabio Picchi è chef, direttore e animatore del Cibreo, ormai noto nel mondo intero, coi suoi cinquanta disputatissimi posti quotidianamente contesi. Eppure Fabio, con i suoi baffonì e l’aria di capitano di lungo corso, è un padrone esigente che impone al cliente scelte decisive. Per esempio fra il ‘Cibreo’ ed il ‘Cibreino’ (detto scherzosamente “dei poveri”) dove la più semplice apparecchiatura ed il servizio più sobrio non contraddicono la qualità eccellente dei cibi. La cucina del ‘Cibreo’ è rinomata ovunque: dalla rarità del piatto toscanissimo, con tocchi di raffinatezza provenzale o inglese nei particolari, alle bevande e ai vini sopraffini. Una cena qui è una piccola avventura non solo gastronomica ma anche dello spirito. Tanto più se al tavolo accanto è seduta la regina di Danimarca.
Il nostro Fabio da qualche anno poi si è tuffato in una nuova avventura prendendo un vecchio magazzino in Via dei Macci, e trasformandolo in un circo-lo chiamato Teatro del Sale.
Si accede per una entrata teatrale e ci si ritrova in un negozio di alimentari dove si vendono solo poche cose ma di assoluta qualità, come vino, olio, formaggio, miele, acciughe e poco altro.
Infine si accede al retrobottega dove sono posizionati tavoli di diversa grandezza e forma, attorno ad un grande tavolo sul quale dei camerieri appoggiano di tanto in tanto moltissime pietanze, le più varie e raffinate uscite dalla grande cucina allestita in “vista” con forno a legna da dove fra fuoco e fiamme l’oste, griderà i nomi dei piatti ai quali ci accosteremo .
Per finire la serata il circo-lo ci organizza eventi di ogni tipo, da quelli teatrali ai vari possibili laboratori
Il tutto per mostrare ai fiorentini e ai turisti intelligenti che esiste una Firenze contemporanea di grande qualità e novità, dove tutti insieme potremo affrontare più consapevolmente il futuro.
di Daniela Catellacci
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